Note di sala per gli allievi del Briccialdi
Dentro le scene
Nel post precedente ci siamo soffermati su O Signore, dal tetto natio, Patria oppressa! e Va, pensiero, provando a capire meglio che cosa c’è dietro quelle pagine e che sentimento le attraversa.
Qui qualche appunto sulle altre pagine del concerto.
Un po’ di trama serve per sapere dove ci si trova. Poi, per chi canta o suona, conta soprattutto capire che cosa sta succedendo dentro quella musica.
Nabucco — Sinfonia
La Sinfonia anticipa diversi temi che torneranno poi nell’opera.
C’è però una particolarità interessante: il corale iniziale, affidato ai tromboni e al cimbasso, non ricompare letteralmente nel resto del Nabucco.
Ha qualcosa di solenne, quasi rituale. Prima ancora che cominci l’azione sembra aprire uno spazio più grande, religioso e collettivo.
Poi cambia tutto: agitazione, forza, conflitto, temi che più avanti ritroveremo dentro situazioni precise dell’opera.
Il trovatore — Tacea la notte placida
Leonora racconta di aver visto tempo prima, durante un torneo, un cavaliere sconosciuto che aveva vinto la gara e che lei stessa aveva incoronato. Poi la guerra li aveva separati.
Una notte sente un trovatore cantare sotto le sue finestre. Nel canto sente pronunciare il proprio nome, corre al balcone e lo riconosce:
egli era, egli era desso!
Il momento decisivo è quando lo riconosce. Ma prima c’è tutta quella notte da ricordare: il silenzio, l’attesa, una voce che arriva da lontano, il proprio nome pronunciato nel canto.
Quindi l’emozione non può essere tutta già lì dall’inizio. Cresce mentre Leonora racconta e torna con la memoria dentro quella scena.
Poi arriva Di tale amor che dirsi e il racconto non basta più. Il sentimento prende tutto lo spazio.
Leonora ama senza mezze misure. Quando dice che per quell’amore potrebbe morire, non è una frase di maniera: per lei quell’amore è davvero tutto.
Il trovatore — Vedi! le fosche notturne spoglie
È l’alba nell’accampamento degli zingari. Si lavora, si batte il ferro, si beve, si canta.
È una scena concreta, fisica, piena di vita. Il ritmo delle incudini viene dal lavoro che ricomincia, dai gesti quotidiani di una comunità che si mette in movimento.
Subito dopo, dal fuoco di questa stessa scena nascerà il terribile racconto di Azucena. Ma non siamo ancora lì.
Qui non serve cercare già il dramma che verrà dopo. Ci sono il lavoro, il ritmo, l’energia, la vita dell’accampamento. Ed è questo che deve sentirsi nel coro e nell’orchestra.
Rigoletto — Caro nome
Gilda è sola dopo l’incontro con il giovane di cui si è innamorata.
Lui le ha detto di chiamarsi Gualtier Maldè e di essere uno studente povero. In realtà è il Duca di Mantova.
Gilda non lo sa.
Caro nome è quasi un pensiero detto ad alta voce, la scoperta del primo amore.
E c’è una cosa molto semplice che rende la scena particolarmente toccante:
il sentimento è vero, il nome è falso.
Ma questo lo sappiamo noi. Gilda no.
In quel momento non vede nessuna ombra. È felice e basta.
Subito dopo arriveranno i cortigiani per rapirla, ma Gilda non può sapere quello che sta per accadere.
La forza del destino — La vergine degli angeli
Dopo la morte accidentale del padre e la separazione da Alvaro, Leonora arriva al monastero stremata dalla fuga e dal senso di colpa. Chiede di poter vivere nascosta dal mondo, come eremita.
Alla fine della scena i frati la affidano alla protezione della Vergine.
Qui c’è naturalmente la preghiera, ma per me c’è soprattutto una cosa molto concreta: Leonora può finalmente smettere di fuggire.
È stata accolta. È protetta. Almeno per questo momento può sentirsi al sicuro.
Noi sappiamo che quella pace non durerà, ma lei in quel momento non sta vivendo quello che succederà dopo. Quella pace è vera.
E questo riguarda tutti: soprano, coro e orchestra. Non soltanto un colore religioso, quindi, ma un senso di accoglienza e di protezione.
La traviata — Parigi, o cara
Violetta è gravemente malata. Alfredo è finalmente tornato e conosce ormai la verità: lei non lo aveva lasciato perché non lo amasse più, ma per il sacrificio che Germont le aveva chiesto.
Finalmente sono di nuovo insieme.
Alfredo guarda subito al futuro:
Parigi, o cara, noi lasceremo…
Partiranno, ricominceranno, Violetta guarirà.
Noi sappiamo che non sarà così. Ma Alfredo ci crede davvero e Violetta vuole crederci insieme a lui.
Ed è questo, secondo me, il punto importante quando si canta e si suona questa pagina: non è ancora un addio.
Se dall’inizio ci mettiamo già la morte, togliamo alla musica proprio quello che la rende così dolorosa. Per qualche istante bisogna poter credere davvero che esista ancora un futuro per loro.
La traviata — Finale II
Siamo alla festa di Flora: si gioca, si ride, si beve. Ma sotto questa superficie c’è già molta tensione.
Alfredo arriva e poco dopo entra Violetta al braccio del Barone. Lui è convinto che lei lo abbia lasciato per Douphol e la gelosia è ancora fortissima.
Quando Alfredo e il Barone si affrontano al tavolo da gioco, la situazione diventa sempre più nervosa. Alfredo continua a vincere, il Barone si irrita, Violetta assiste preoccupata.
E l’orchestra questa cosa ce la fa sentire benissimo: quelle semicrome così agitate hanno dentro frenesia, inquietudine, nervosismo. Il gioco continua, la festa continua, ma si sente che la situazione sta andando da un’altra parte.
È importante non suonare quella musica soltanto come un accompagnamento rapido: lì dentro c’è già la tensione fra i personaggi.
Poi Violetta cerca di fermare Alfredo. Non può dirgli la verità sul sacrificio chiesto da Germont e, messa alle strette, arriva a dirgli che ama il Barone.
A quel punto Alfredo richiama tutti e le getta ai piedi il denaro appena vinto.
È l’esplosione di tutto quello che si è accumulato fino a quel momento: gelosia, rabbia, dolore, umiliazione.
Ma subito dopo cambia completamente il tempo della scena.
Gli invitati reagiscono, Germont rimprovera il figlio e Alfredo capisce ciò che ha fatto:
Ah sì!… che feci!… ne sento orrore
Quando comincia il grande concertato, quindi, Alfredo non è più quello che pochi istanti prima ha gettato il denaro. È già nel rimorso, anche se dentro di lui ci sono ancora la gelosia e il dolore.
Violetta non può spiegargli la verità, ma può dirgli quanto lo ama:
Alfredo, Alfredo, di questo core
non puoi comprendere tutto l’amore
Germont conosce tutta la storia, sa quello che Violetta ha fatto per Alfredo, ma deve ancora tacere. Il coro vede una donna appena umiliata e cerca di confortarla. Il Barone, invece, raccoglie quell’offesa e la trasforma in una minaccia ad Alfredo.
E allora il punto, per chi canta e per chi suona, è sentire bene come cambia continuamente la temperatura della scena: prima la festa e il nervosismo del gioco, poi una tensione che cresce quasi fisicamente, l’esplosione, e infine quel momento in cui tutto sembra fermarsi.
Nel concertato tutti cantano insieme, ma non stanno vivendo la stessa cosa.
Sono solo alcuni spunti per entrare un po’ di più dentro queste pagine.
Poi, naturalmente, resta da farle vivere nella musica.